“C’era una volta…

Una tata.

Si chiamava Vivian.

Vivian Maier.

Ai bambini voleva bene,

ma io ero il suo unico grande amore.

Eccomi qua.

Io, la sua macchina fotografica.

Vivian mi teneva sempre accanto al cuore”.

 

Così inizia l’albo illustrato, pubblicato dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo, scritto ed illustrato da Cinzia Ghigliano.

Un albo biografico che racconta con molta semplicità la vita di una fotografa, una fra tante, che però ha fatto la differenza: Vivian Maier.

Sin dalla sua uscita questo libro mi aveva affascinato, prima ancora di poterlo sfogliare e leggere, ed ero ansiosa di poterne parlare; ho pensato, così, di pubblicare questo post su CollettivoD perché intanto mi sembrava la piattaforma più adatta, proponendo il “punto di vista delle donne”, per poter offrire questo unico punto di vista, quello di una macchinetta che ha ripreso tantissime scene di vita quotidiana e la vita stessa della sua affezionata padrona (rubandole autoritratti riflessi velocemente nelle vetrine), e poi perché la vicenda di questa donna si intrinseca con quella del web, seguendo un percorso tutt’altro che lineare che ha portato alla scoperta del suo talento.

Torniamo al libro, i toni delle illustrazioni riprendono quelli delle sue foto e le scene stesse le richiamano, in un attento lavoro di rimandi raffinato e complesso.

Tutta la storia è narrata dalla protagonista silenziosa, forse solo per chi non sa ascoltarla, la Rolleiflex di Vivian, compagna di viaggio e di vita.

Una tata, sì, ma anche molto altro: uno sguardo attento e capace di cogliere poesia nei piccoli gesti e nei dettagli.

Si dice che la maledizione di molti artisti sia quella di morire in povertà, ancora sconosciuti, e purtroppo sorte similare è toccata nel 2009 anche a Vivian, il cui box, affittato per tenere i moltissimi scatoloni contenenti tutte le sue foto, poco prima della sua morte fu messo all’asta per mancato pagamento.

Questa è stata, in realtà, la fortuna delle sue opere che furono ritrovate dal giovane John Maloof, il quale intraprese una lunga ricerca per ricostruire la vita e la carriera di Vivian, senza riscuotere inizialmente particolare successo. John arrivò ad aprire un blog in cui mostrava 100 delle opere della fotografa e che nessuno visitò per mesi. Soltanto quando decise di postarle in una discussione su Flickr queste hanno riscosso un grandissimo successo e sono state finalmente riconosciute nel loro valore artistico.

Tutto questo nel libro non c’è, ma è grazie ad esso che la mia curiosità si è spinta fin qui; nel libro c’è una donna, una donna unica e stravagante che questo albo illustrato riesce a far amare.

“Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry,camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo”.

Sul sito di Vivian Maier è possibile leggere approfonditamente la storia di questo misterioso ritrovamento e la sua biografia:

http://www.vivianmaier.com/about-vivian-maier/history/

 

 

 

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