Faccio outing: sono un’assidua spettatrice di uno dei reality show più insulsi che la tv abbia potuto creare, ossia Keeping Up With The Kardashian. Tutte le volte che sono tra amici e ammetto questa mia insana passione, o come lo definirebbero gli americani guilty pleasure, mi attiro molte reazioni negative (ma come fa? Ma sei matta? Kim Kardashian, stai scherzando, vero?). Ovviamente c’è anche chi, come me, lo segue e ogni volta che ne abbiamo l’occasione ci aggiorniamo, a voce bassa, e parliamo degli ultimi scoop. Il trucco dei Kardashian è che c’è sempre uno scoop, qualcosa di cui parlare.

Tempo fa su Buzfeed mi è capitato di leggere un articolo interessante in cui si esaminavano le strategie comunicative della First Family of America e dall’analisi emergeva come, in modo quasi scientifico, dietro la narrazione di ogni evento, più o meno traumatico, della loro vita (dal cambio di sesso di Bruce Jenner fino alla nascita di Saint West) si segua lo stesso percorso: si incuriosiscono gli spettatori, ingolosendoli con pezzi di informazioni o rumors passate a blog o giornali, ma la conferma o la smentita è un compito che spetta allo show televisivo. Una grande rivelazione che arriva solo nel momento topico della messa in onda dell’episodio.

Every time we renewed for another season, I would think to myself, ‘How can I take these fifteen minutes of fame and turn them into thirty?”

Kris Jenner

Si dice che il Klan Kardashian-Jenner sia famoso per non saper far nulla, ma io mi oppongo fermamente a questa visione. I Kardashian Jenner sono stati in grado di rendere la loro vita un’opera d’arte (kitsc), servendo continuo intrattenimento, continue ragioni per parlare, arrivando prima degli altri a capire i nostri bisogni e a indirizzarli. Il nostro interesse morboso per le loro vite sembra non scemare mai, sia perché amiamo criticarli e sia perché, sotto sotto, amiamo copiarli e sapere tutto delle loro vite.

È televisione come filmino di famiglia. È la tanto temuta angoscia della banale vita quotidiana. Non la tua banale vita quotidiana, certo, ma i ritmi sono gli stessi. È la vita come messa in scena dell’essere in vita. Il tuo WiFi smette di funzionare. Tyga manda in vacca il loro viaggio a St.Barths. Se ci pensi, qual è la differenza? […] Raccontiamo le stesse bugie, solo che qualcuno le racconta in televisione.

John Saward su Vice 

Un impero costruito solo sul loro narcisismo, no un impero costruito anche sul nostro (antico) bisogno di sapere che anche i ricchi piangono, anche i ricchi sono umani e vivono le nostre difficoltà, amplificate in senso epico. I Kardashian sono l’ammissione della fallibilità degli dei e noi abbiamo un famelico bisogno di vederli cadere, per poi tornare a tifare, ancora più forte, per loro.

I Kardashian sono, quindi, il frutto della nostra società, la cui comunicazione si costruisce anche sui social network site. Non è un caso che Kim e le sue sorelle siano riuscite a modellare l’immagine del loro brand anche grazie ai contenuti postati su Instagram e su Twitter, aggiornandoci continuamente durante i momenti di pausa dello show. Si potrebbe arrivare a dire che i Social hanno avuto uno sviluppo che è andato di pari passo coll’ascesa della famiglia con base a Calabasas. Un caso? Ancora una volta dobbiamo ammettere la lungimiranza delle Kardashian.

In questo senso è interessante quello che è avvenuto durante questa settimana: così, senza un reale motivo, Kim Kardashian ha deciso di pubblicare un selfie scattato in bagno, risalente a qualche mese fa, che la ritrae nuda e con due strisce nere photoshoppate a coprire le parti più intime. Niente di nuovo sotto il sole, Kim è diventata famosa grazie ad un video porno amatoriale realizzato con il suo primo marito Ray J (si dice che Kris Jenner abbia ampliamente lucrato sulla vendita del video tape). Il problema, però, è che i follower, famosi e non, una volta pubblicata la foto, si sono affrettati ad esprimere la loro opinione: quelli contro hanno accusato la realty star-enterpreneur di non essere un modello per le ragazze più giovani e soprattutto le rinfacciavano il suo ruolo di madre. I sostenitori di Kim, invece, rimproveravano i critici di essere degli slutshamers, incapaci di capire che la foto di un corpo nudo in bagno è un’affermazione di empowerment femminile, della serie:”io sono padrona del mio corpo che mostro a mio piacimento”.

Credo che in questa settimana le vendite del coffee-table book Selfish (edito da Rizzoli, tanto per dire), che raccoglie tutti i migliori selfie di Kim, abbia aumentato le vendite, perché è impossibile ormai scampare al potere mediatico delle Kardashian e quando le persone le criticano, non fanno che aumentare la loro popolarità. Con loro vige la logica secondo cui l’importante è parlarne.

Kim Kardashian tweeted a nude selfie today. If Kim wants us to see a part of her we’ve never seen, she’s gonna have to swallow the camera.

Bette Middler su Twitter

Quanti follower hanno conquistato Amber Rose, Pink, Miley Cyrus, Bette Midler, Chloë Moretz in questa settimana? Non posso credere che persone che vivono il mondo dello spettacolo da secoli si siano schierate solo per il bene delle giovani donne. La realtà è che si sono schierate perché sanno benissimo il potente ritorno mediatico, e quindi perché non vivere di luce riflessa per un po’?

In all seriousness, I never understand why people get so bothered by what other people choose to do with their lives. I don’t do drugs, I hardly drink, I’ve never committed a crime—and yet I’m a bad role model for being proud of my body?

Kim Kardashian

I Kardashian fanno gola. Quando leggo che al Vanity Fair Oscar Party tutti volevano fare una foto con Caitlyn Jenner (il personaggio che, a mio avviso, riesce ad essere il più sgradevole di tutta la famiglia, capace di dire che Trump farà del bene alle donne), forse mi dico che anche le celebrità non sono così indifferenti al potere di una famiglia che nel bene e nel male è riuscita a trovare l’elisir per il lungo successo, senza avere nessun reale talento artistico, ma solo grande lungimiranza in fatto di branding.

Pochi sanno che Kim deve la sua fama a una sua compagnia di scuola per la quale faceva da assistente: Paris Hilton. A dieci anni dall’exploit dell’ereditiera della nota catena d’alberghi, quanti si ricordano di lei? Pochi. L’allieva ha superato la maestra, la famiglia Kardashian-Jenner dal 2007 ci fornisce notizie, tiene alta l’attenzione, intercettando un ampio target: dalle adolescenti che vogliono le labbra di Kylie Jenner fino alle trentenni madri che vogliono sapere tutti i trucchi di Kourtney per tornare in forma dopo 3 gravidanze, una separazione e un flirt con Justin Bieber.

Questo sistema è stato potenziato anche grazie all’arrivo di Kanye West, uno che raramente si fa vedere nel reality, ma che ha avuto la capacità di aver fatto balzare in avanti al brand Kardashian, diventandone quasi un deus ex machina alla pari di Kris Jenner. Prima le sfilate di alta moda, le collaborazioni fruttuose con Riccardo Tisci e Olivier Rousteig, poi la copertina di Vogue e l’amicizia con Anna Wintour, tutti dettagli che hanno di fatto aumentato il valore del loro marchio.

In tutto questo noi siamo spettatori, nelle nostre mani c’è un reale potere, potremmo scegliere di ignorarli, potremmo scegliere di non cliccare sugli articoli che li riguardano (molti blog di gossip hanno attuato una politica anti-Kardashian, non scrivendo nulla su di loro), ma alla fine sappiamo che sarebbe difficile. Guardate i tutorial per fare il contouring, fate la file da H&M per aggiudicarvi un pezzo della collezione di Balmain, sognate di avere una bella borsa di Hermes per andare in palestra e giocate con il phone game di Kim. State tranquilli, non c’è nulla di male (almeno credo). L’importante è conoscere il gioco, sapere che quello che ci viene propinato non è vita reale, ma è una fiction, come tante altre. Non sentitevi in colpa, nella vita c’è di peggio che essere un fan delle Kardashian.

Francesca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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