Con 124 candidature, 2 Golden Globe conquistati e altre 18 vittorie in tasca, stasera torna, su Sky Atlantic e con un doppio episodio, House of Cards con la sua quarta stagione.

Ispirata alla trilogia letteraria di Michael Dobbs, da cui deriva il nome, la serie televisiva, nonché thriller politico, ha come protagonista un Frances J. Underwood (Kevin Spacey) sempre più bramoso e cattivo che, attraverso complici e tanta astuzia, riesce sempre ad ottenere ciò a cui ambisce.

Ambientata a Washington, e più precisamente nei meandri della Casa Bianca, la storia ha inizio quando il protagonista, capogruppo di maggioranza del Partito Democratico, si aspetta che il neo Presidente degli Stati Uniti Garret Walker gli affidi l’incarico promesso, ovvero quello di Segretario di Stato. Quando quest’ultimo infrange la parola data, Frank capisce che, per ottenere le cose, bisogna ricorrere a falsi mezzucci che gli consentiranno di avviare la sua scalata al potere.

Se nella prima stagione, grazie anche ai suoi alleati, riesce ad accattivarsi le simpatie del Presidente che lo nomina suo Vice, nella seconda Frank fa del suo meglio per toccare l’apice, spodestando Walker e ottenendo, grazie proprio a quest’ultimo, il titolo di Presidente (tecnico) degli Stati Uniti d’America.

Rispetto alle precedenti, la terza stagione si presenta molto più introspettiva, lasciando ampio spazio alla psicologia dei personaggi, ai loro sentimenti, al loro vissuto; non si tratta più solo di una semplice scalata al potere e dei modi scorretti ideati e messi in atto per raggiungere la meta, bensì anche di un momento di riflessione e chiarimento per i personaggi che si fermano per capire cosa conta veramente per loro stessi, per i loro rapporti, per il proprio Paese. E questa pausa costa cara a tutti perché, perdendo l’attenzione dal proprio obiettivo, essi iniziano a perdere l’equilibrio e a vacillare, divenendo sempre più vulnerabili. Lo stesso Underwood, divenuto ormai un tiranno, quasi un dittatore, allontanandosi di gran lunga dall’ideale del Partito stesso (la democrazia), perde la fiducia da parte del suo Congresso e, in prossimità delle elezioni ufficiali, diventa sempre più critica la possibilità di mantenere il titolo per il quale ha sparso bugie e sangue. La perdita del consenso generale, rende il protagonista nervoso e più spietato che mai, e il suo egoismo porta a mettere in discussione il rapporto con sua moglie Claire (Robin Wright), suo braccio destro, che viene presentata nelle nuove vesti di una donna, sì determinata, ma anche molto umana, con molte fragilità ed incertezze. L’introspezione trova particolare spazio anche nel personaggio di Doug Stamper, l’uomo fidato del protagonista che, però, in seguito alle violenze fisiche subite da Rachel, ragazza di cui era innamorato e di cui doveva liberarsi definitivamente, come secondo ordini del suo superiore, ha dovuto prendersi una pausa forzata.

Tutti i punti saldi di Frank Underwood vacillano ed egli riceve il colpo di grazie quando Claire si rifiuta di accompagnarlo per l’ultima tappa della campagna elettorale, contro la forte candidata Heather Dunbar, e gli annuncia che lo sta lasciando.

Tra qualche ora scopriremo da quale parte sarà la fortuna. Underwood riuscirà a confermarsi? Farà pace con sua moglie? Cosa sarà pronto a fare Stamper pur di riconquistare la stima del suo capo?

Per avere queste risposte, appuntamento a stasera, in prima serata, su Sky Atlantic coi capitoli 40 e 41. Di sicuro si prevedono sorprese e colpi di scena, come si intuisce dal promo che potete vedere qui!

Iniziate a sventolare le bandierine per il vostro Presidente, ha bisogno di Voi!

 

Alice

 

Fonte immagine: Creative Commons di Flickr

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