We have to free half of the human race: the woman, so they can help to free the other half! 

Emmeline Pankhurst

Oggi, come tutti sapete, è l’8 marzo e quale migliore occasione per recensire il film Suffragette, uscito in Italia il 3 di questo mese?

Quando penso al movimento delle suffragette non posso non ricordare una delle famose scene di Mary Poppins dove la signora Banks, madre di Jane e Michael, irrompe nel salotto di casa intonando “Suffragette a noi!”, tentando così di coinvolgere nelle battaglie del movimento anche le sue domestiche.

Ma andando oltre i ricordi dell’infanzia, tentiamo di inserire in una cornice storica le suffragette: questo movimento, composto da donne, aveva come obiettivo primario il suffragio universale, ossia reclamava egual diritto di voto sia per le donne sia per gli uomini. Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento e, nonostante le donne avessero già la possibilità di esprimere le loro preferenze alle elezioni locali, sempre più cresceva la necessità di una reale parità di genere ed emancipazione della figura femminile. Le suffragette, infatti, reclamavano non solo un’uguaglianza dal punto di vista politico, ma anche e soprattutto dal punto di vista economico e sociale.

Nonostate le molteplici divisioni all’interno del movimento, nel 1918 si arrivò alla prima vittoria: il governo inglese, infatti, per la prima volta estese il voto anche alle donne, mogli dei capofamiglia, con età superiore ai trent’anni. Solo nel 1928 si arrivò al suffragio universale, ben diciotto anni prima dell’Italia.

Il film di Sarah Gavron vuole quindi raccontare le sorti delle suffragiste femministe ambientando la narrazione in una Londra dei primi del Novecento, incrociando le sorti del movimento con la storia di Maud Watts, una giovane lavandaia, che si ritrova suo mal grado al centro di una rivolta per il voto femminile. La ragazza, spinta anche da una sua collega, decide così di entrare a far parte del movimento.

Il cast del film è stellare: Carey Mulligan veste i panni Maudd; Meryl Streep la troviamo qui nel ruolo di Emmeline Pankhurst, una dei volti principali del movimento delle Suffragette; Helena Bonham Carter è Edith Garrud, una farmacista molto combattiva.

Ottima la sceneggiatura di Abi Morgan che ha il merito non solo di coinvolgere e intrattenere lo spettatore, ma ha anche la capacità di fare una grande introspezione sulle vite di queste donne (proletarie) fantastiche, forti, capaci di lottare contro i soprusi degli uomini e ahimè dimenticate dalla storia. Le donne raccontate nel film, infatti, non usano la lotta femminista come divertissement piccolo borghese, le loro battaglie sono il grido contro una vita fatta di vessazioni.

Bravissima la Mulligan (Shame) che convince con un’altra ottima interpretazione. Peccato che la sua performance non le sia valsa nessuna nomination, il film, nonostante le ottime premesse e le grandi aspettative, non è andato bene al botteghino ed ha avuto un percorso in salita durante la stagione dei premi. Chissà, magari l’Italia, per una volta, sarà un’eccezione positiva.

Francesca

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