Dopo un’estenuante attesa, stanotte (forse) Leonardo Di Caprio potrà dormire sereno e, si spera, felice. Ed ebbene si, in occasione dell’88esima edizione degli Academy Awards, che si terrà questa sera a Los Angeles, abbiamo deciso di tenere per ultima, ma non per questo è meno importante, la recensione di The Revenant – Redivivo

Uno dei film più discussi, probabilmente per via dell’attore che vi fa da protagonista, e che, solo negli USA, ha incassato fino ad ora oltre 165 milioni di dollari. Uno dei film più gettonati e nominati in questo lungo percorso di premiazioni (138 candidature, 3 Golden Globe conquistati e altre 57 vittorie in tasca) e che sembra sia stato girato proprio come una prova, o forse è meglio dire un esercizio di stile, sia per il suo regista, sia per i suoi interpreti.

Ambientata negli anni Venti del 1800, e ispirata ad un evento realmente accaduto, questa è la storia di Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), un cacciatore di pelli che, abbandonato dal suo gruppo, ferito nel corpo e nello spirito, affamato e congelato, si ostina a non lasciare la propria vita, incamminandosi per 300 chilometri di neve e natura incontaminata per raggiungere il suo accampamento e vendicare la morte del proprio figlio.

Un film lungo 2 ore e 36 minuti che si potrebbe definire minimal, essenziale, anche fin troppo silenzioso, che spinge lo spettatore dentro l’anima dell’uomo, che è caratterizzata prevalentemente da istinto e primitività, intrecciata come non mai con la natura selvaggia. Indubbiamente stilisticamente perfetto, strabiliante la regia e la tipica firma di Inarritu, riconoscibile nei piani sequenza, magnifiche le interpretazioni di Di Caprio e Tom Hardy, così come lo scenario e i suoni; eppure la lunga odissea di Glass non ha emozionato tutti.

The Revenant è un’opera che spacca in due l’opinione del pubblico poiché, come è successo l’anno scorso con Birdman, precedente pellicola del medesimo regista messicano, ha segnato una netta linea di demarcazione: o lo si ama o lo si odia.

Chi lo ha amato è riuscito ad immedesimarsi perfettamente nei panni del cacciatore, ha sofferto con lui, viaggiato lungo le distese di neve e con le ossa rotte con lui, immergendosi  nella storia… chi non lo ha amato, invece, si è annoiato, non è riuscito a lasciarsi coinvolgere dalla storia o  ha avuto difficoltà nel provare empatia. Magari a causa dai suoi aspetti esasperatamente realistici ed estremi: vere le carcasse di animali e vera la sofferenza, ai confini con la realtà, provata dagli interpreti che si sono ritrovati a girare il rigido inverno canadese, a contatto con acque gelide e distanti dalla civiltà.

Non mi spingo troppo oltre nella recensione proprio perché rischierei di cadere in un giudizio soggettivo e non sarei imparziale. Mi sento di dire, però, che è un film che merita di essere visto perché solo voi, dopo la propria visione, potrete esprimere un giudizio, positivo o negativo che sia.

Vi ricordo che stasera The Revenant è in lizza per ben 12 statuette dorate, di cui tre per le categorie principali, ovvero Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore. Vi risparmio i miei pronostici, anche per evitare di portar iella a colui che starà fremendo ormai da un bel po’ e che secondo me non si è ancora ripreso interamente dopo tutto quel gelo, e, incrociando le dita, vi dico solo… che vinca il migliore!

Alice

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