Per imparare a boxare basta una notte. E una vita intera per imparare a combattere.

A. Baricco – City

Quando pensavate che la storia di Rocky Balboa fosse giunta al suo giusto termine, ad Hollywood non la pensavano affatto così. Si sa che ormai il cinema americano, da un po’ di  anni a questa parte, sembra sempre più schiavo di se stesso: prequel, sequel reboot e compagnia bella, non ce ne vogliono risparmiare neanche una. Ma come ben sappiamo, nella maggioranza dei casi, questi prodotti non hanno la forza dei primigeni, sebbene comunque riescano a generare un diffuso interesse di pubblico.

Creed – Nato per combattere, un film che da noi ha avuto scarsa eco sui media mainstream, è, però, un caso un po’ particolare perché è riuscito non solo a rendere di nuovo interessante la saga di Rocky, ma anche ad innovare realmente una serie ormai stanca. Questo spin-off si colloca dopo Rocky VI e il protagonista, sorpresa, non è il pugile interpretato da Sylvester Stallone, che qui lo ritroviamo in veste di allenatore/spalla, bensì Adonis Johnson, figlio dell’indimenticato Apollo Creed. Adonis è interpretato dal bravissimo Michael B.Jordan, che aveva già lavorato insieme al giovane regista e sceneggiatore Ryan Coogler in Prossima fermata Fruitval Station, dove vestiva i panni di Oscar Grant, un giovane di colore ucciso ingiustamente dalla polizia.

Le scelte fatte per Creed appaiono, in un certo senso, simili a quelle fatte per Star Wars: l’idea è quella di utilizzare i vecchi protagonisti della serie come mezzo per attirare il pubblico, ancora legato ai ricordi dei primi film, e per introdurre nuovi personaggi sui quali basare i prossimi capitoli della saga. La via della rottamazione graduale sembra quella più funzionale per rinnovare, senza spaventare il pubblico.

Ma le somiglianze con Star Wars non finiscono qui: il 2015, nonostante la polemica #OscarSoWhite, dobbiamo riconoscere che è stato l’anno in cui finalmente si è lavorato per una maggiore rappresentatività delle minoranze etniche. È vero, Jordan e Coogler sono stati tolmente ignorati dall’Accademy e dalla HFP, però è innegabile che si stia attuando un’inversione di tendenza, sia davanti che dietro la macchina da presa. Probabilmente fino a qualche anno fa, se avessimo detto che lo spin-off di Rocky sarebbe stato incentrato sulla storia del figlio di Apollo Creed, forse ci saremmo tutti fatti una risata.

In conclusione, il film merita di essere guardato, anche da chi della nobile arte proprio non capisce nulla. In fondo lo sport, sia esso il football , il rugby o altro, in questi film serve solo come mezzo per raccontare una storia, ricca di umanità e buoni sentimenti. Poi, se come la maggior parte degli americani, amate le storie di rivincita, dove prima c’è il successo e poi la sua totale disintegrazione, allora non potete perdere la convincente interpretazione di Sly Stallone che, per la seconda volta, grazie a Creed (un film dove, ripetiamo, Rocky è solo una spalla) si è aggiudicato una candidatura agli Oscar, bhè allora proprio non potete perderlo e non potete, domenica sera, non tifare per lui.

Francesca

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