Poco prima dell’11 settembre, a Boston, un gruppo di giornalisti del Globe cercò di far venire a galla la corruzione della Chiesa cattolica, colpevole di aver insabbiato numerosi casi di violenze su minori. Da queste premesse parte uno dei film che, personalmente, mi ha più entusiasmato tra quelli candidati agli Oscar.

La pellicola, diretta da Tom McCarthy (Station Agent) e presentata all’ultimo festival di Venezia, è un’opera – se vogliamo – fredda; nonostante la tematica, infatti, non vuole fare appello alle emozioni dello spettatore con racconti strappalacrime e bimbi dagli occhi lucidi, no, Spotlight è un film giornalistico nel vero senso della parola. Lo spettatore è catapultato nella piccola redazione di Spotlight, un inserto del Boston Globe, dove ha modo di osservare come si costruisce un’inchiesta, comprendendo step by step il duro lavoro del giornalista, diviso tra il continuo fact checking e il dover fare i conti, a livello personale, con le scioccanti verità emerse.

Il lavoro di McCarthy è quindi apprezzabile soprattutto per il suo stile asciutto, forse anche troppo, e per il taglio quasi documentaristico. La sua è letteralmente una mano invisibile, è un lavoro a togliere piuttosto che a mettere, ma dato il taglio del film, questa appare la scelta migliore per rispettare anche la sceneggiatura, anch’essa scarna di emozioni coinvolgenti.

Dal punto di vista recitativo si fanno apprezzare le performance di Rachel McAddams, Michael Keaton e Liev Shreiber (ingiustamente snobbato sia dall’Academy che dalla HFP). Sono rimasta piacevolmente colpita anche da John Slattery, che anche qui interpreta un personaggio a la Richard Sterling (MadMen I miss you). Sono un po’ delusa, invece, da Mark Ruffalo che, insieme alla McAdams, si è aggiudicato una candidatura all’Oscar, poiché la sua recitazione è un po’ troppo eccessiva per questo film e rischia di risultare a tratti macchiettistica.

In conclusione Spotlight è un ottimo film che ci mostra il mondo del giornalismo, seppure a tratti possa risultare noioso e, proprio per questa ragione, sicuramente non lo consiglierei a tutti; però, allo stesso tempo, questa pellicola potrebbe rivelarsi un’ottima occasione per far entrare nell’agenda dei media italiani un tema, ovvero quello delle violenze sui minori perpetrate da uomini di chiesa, tratto sempre in modo troppo superficiale e legato esclusivamente a casi specifici. Sarà forse un caso che in Italia, all’epoca dell’inchiesta di Spotlight, che nel 2003 è valsa ai giornalisti coinvoilti un premio, sia passata quasi del tutto inosservata?

Francesca

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