Queen B is back! A più di un anno dal rilascio del singolo 7/11 e a quasi due di distanza dal rilascio a sorpresa del visual album dal titolo Beyoncé, la cantante di Houston torna con uno dei pezzi più politici della sua carriera.

Il video e le parole di Formation sono un vero e proprio manifesto della cultura black americana. C’è New Orleans, c’è Martin Luther King, ci sono accenni al movimento Black Lives Matter, c’è un predicatore, c’è il bambino che balla con il cappuccio della felpa tirato su contro la polizia. Ma la protagonista incontrastata è Beyoncé, bellissima, che celebra le sue radici, attingendo a piene mani non solo dal suo patrimonio genetico ma presentando anche delle immagini fortemente evocative: dal naso dei Jackson Five alla salsa piccante nella borsa. Questo è il massimo ideale di swagger.

My daddy Alabama, Momma Louisiana 
You mix that negro with that Creole make a Texas bamma
I like my baby hair, with baby hair and afros 
I like my negro nose with Jackson Five nostrils 

Se già nel disco del 2013 Beyoncè aveva rimarcato più e più volte l’orgoglio per le sue origini ma soprattuto per il suo successo, frutto esclusivo del suo impegno e non della vicinanza a JayZ, sposato nel 2010, (I took some time to live my life, but don’t think I’m just his little wife. Don’t get it twisted, get it twisted, this my shit) in Formation l’affermazione di indipendenza  si fa ancora più forte. Una Yoncè gongolante ci ripete, in un ritmo quasi ossessivo, che lei è meravigliosa, ha successo ed è una self-made woman. È una continua celebrazione del capitalismo e della totale dominazione sessuale.

You might just be a black Bill Gates in the making, cause I slay 
I might just be a black Bill Gates in the making, cause I slay

La pubblicazione di questa canzone avviene in un momento particolare: questa notte, in America, infatti, ci sarà l’evento sportivo più atteso dell’anno: il Super Bowl. Tutti gli anni la finale di football attrae non solo milioni di spettatori ma anche moltissimi soldi. Per l’occasione vengono anche creati spot commerciali ad hoc e le sponsorizzazioni, per lo più fatte da grandi multinazionali come la Pepsi, potrebbero eguagliare il Pil di qualche paese in via di sviluppo.

Uno dei momenti più attesi della serata è l’Halftime Show, ossia il mini concerto che si tiene durante la pausa. Lo spettacolo è sfarzoso e ogni anno un grande artista è chiamato ad esibirsi; lo scorso anno è toccato a Katy Perry e quest’anno ai Coldplay, che per l’occasione hanno deciso di ri-chiamare come “ospite” all’interno del loro show proprio Beyoncé, già protagonista di uno storico Half Show, tre anni fa. Questa scelta, dal punto di vista dei Coldplay, è stata forse un segno di debolezza, Beyoncè non farà da spalla a Chris Martin, Beyoncè sarà, in modo quasi scontato, il centro dello show. E lo dimostra la release strategica del suo nuovo pezzo. In poche ore lei è diventata il main topic della giornata, annichilendo totalmente i Coldplay, costringendo l’America a riflettere.

L’Halftime Show del Super Bowl è un momento di svago, dove le canzoni servono come contorno ad un massiccio product placement, e in questo senso lo spettacolo di Katy Perry, con gli squali danzanti è ben esplicativo. Beyoncé però ha decide spostare l’attenzione rilasciando Formation. Come nota il critico Jon Caramanica sul NYT, infatti, con questo pezzo c’è la completa affermazione di una star che non è solo semplice enterteinment ma è anche politica. Beyoncé, la autoproclamata femminista e attivista, ci dimostra, a poche ore dallo spettacolo più visto e più ricco d’America, che lei non è solo show biz. Si potrebbe obiettare che questa è una mossa strategica per cavalcare l’onda del malcontento, ma anche se fosse così è indiscutibile che scegliere di schierarsi vuol dire prendere un rischio, soprattutto in un clima come quello attuale, dove un certo signor Trump, reazionario e razzista, rischia seriamente di diventare il prossimo presidente degli USA. Si salvi chi può.

The halftime show is usually a locus of entertainment, but Beyoncé has just rewritten it — overridden it, to be honest — as a moment of political ascent.

J. Caramanica- NYT

Francesca

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