A seguito dello svelamento della candidature dell’Academy per gli Oscar 2016, si è diffuso un generale malcontento a seguito della poca “diversità” presente all’interno delle categorie. È già il secondo anno di fila.

Su Twitter l’hashtag #OscarSoWhite ha dominato per parecchie ore i trending topic americani, ma il dibattito non si è fermato ai confini, seppur ampi, del web. Jada Pinkett-Smith, Will Smith e Spike Lee, hanno deciso di boicottare la cerimonia, altri attori come Brie Larson (candidata per Room), Lupita Nyong’o e George Clooney si sono schierate a favore della protesta e Mark Ruffalo (nominato per Il caso Spotlight) ha addirittura minacciato di non presentarsi alla serata del 28 febbraio.

Molti hanno chiesto al presentatore Chris Rock, noto attore comico di colore, di fare un passo indietro e rinunciare al suo prestigioso incarico. Questa mi sembra una scelta sbagliata, proprio il palco degli Oscar mi sembra il posto adatto per fare un discorso, per quanto ironico, sulla mancanza di diversità ed inclusione, seguendo l’antico detto: Castigat ridendo morens…

Qualche settimana fa, in un post dedicato a Star Wars e Harry Potter, avevo fatto notare come l’industria cinematografica, nonostante la certificata lentezza, si stesse muovendo verso una maggiore varietà nella scelta degli attori, non fossilizzandosi su un modello unico. Mi sbagliavo?

We may win an Oscar now and then, but an Oscar is not going to fundamentally change how Hollywood does business.

Spike Lee

Alcuni giurati, a seguito delle proteste, hanno deciso di rilasciare delle dichiarazioni anonime per esprimere il loro disappunto rispetto i reclami, ribadendo di non essere razzisti. Questa risposta, però, lascia un po’ il tempo che trova, perché qui non si sta parlando di “razzismo” in senso stretto, bensì di rappresentatività e diversità culturale. Il problema è alla base del sistema: come si può chiedere un giudizio che sia in linea con la società contemporanea se i votanti appartengono ad un elité di anziani bianchi? È chiaro e facile pensare che questi saranno maggiormente propensi a votare prodotti che siano più vicini alla loro provenienza culturale. Quante chance avrebbe avuto un film validissimo come Straight Out of Compoton? Obiettivamente poche.

Per questo motivo l’Academy, a seguito dell’ #OscarSoWhite gate, ha deciso di cambiare le sue regole interne al fine di favorire una più estesa rappresentatività nelle scelte. Cheryl Boone Isaacs, la presidente dell’Academy, ha fatto sapere che dal prossimo anno i membri non avranno più diritto di voto permanente al fine di favorire un maggior ricambio che renda più vario il pool di giurati. Questa non può che essere una buona notizia, soprattutto per due categorie da sempre osteggiate dall’industria hollywoodiana: le donne e le minoranze etniche. Piccoli passi, ma basteranno?

[La strada della diversità] è razzista verso i bianchi. 

Charlotte Rampling

A quanto pare no, mi sembra che la reazione di alcuni personaggi, famosi e non, a questa protesta, dimostri quanto ancora ci sia bisogno di parlare di “diversità” in una chiave positiva. Le parole dell’attrice Charlotte Rampling, una che certamente rispecchia i canoni dell’attuale giuria dell’Academy, mi sembra dimostrino quanta distanza ci sia, da una certa parte dell’industria, rispetto a questa tematica che non riguarda solo il mondo del cinema, ma che ha la capacità di fare da specchio sull’intera società.

Quello che la Rampling non capisce è che, se tutti partissero con le stesse opportunità di successo, non ci sarebbero problemi. Le sua è una posizione privilegiata e non riconoscerlo è un grande errore.

Quando si criticano le scelte dell’Academy non lo si fa per disconoscere il merito degli attori candidati, tutti certamente bravissimi, ma per attestare come certe minoranze facciano il doppio della fatica ad emergere. Non è una questione di “razzismo al contrario”, ma una riflessione necessaria che ci ricorda come, nel 2016, gli attori appartenenti alle minoranze etniche ancora non hanno accesso alle stesse possibilità.

Onestamente, ci dovrebbero essere più opportunità di così. Ci dovrebbero essere 20 o 30 o 40 film di qualità che le persone possano considerare per l’Oscar. E comunque, stiamo parlando di Afroamericani. Per gli ispanici è ancora peggio. Dobbiamo migliorare. Eravamo migliori.

George Clooney

Il problema è che non si producono abbastanza film dove i protagonisti sono “diversi” dalla norma e, non a caso, si dice che gli attori di colore possano aspirare a vincere qualcosa solo se interpretano il ruolo dello schiavo o del drogato. C’è bisogno di un cambio di paradigma per superare la vecchia convinzione secondo cui affidare un film ad un attore che non rispecchi i canoni di bellezza caucasica non sia conveniente.

Non è innovativo raccontare il mondo così com’è. Le donne sono intelligenti e forti. Non sono sex toys o damigelle in pericolo. Le persone di colore non sono provocanti o pericolose o sagge. E, credetemi, le persone di colore non sono la spalla di nessuno. 

Shonda Rymes

Ripeto non stiamo dicendo che un attore deve essere candidato semplicemente perché asiatico o afroamericano, ma possibile che, per due anni di fila, il cinema migliore sia stato prodotto prettamente da uomini bianchi? Possibile che il lavoro di artisti come Idris Elba, Ava Duvernay, Michael B. Jordan, non sia all’altezza dei loro colleghi?

A voi l’ardua sentenza.

Francesca

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