Quale posto se non Hollywood per far nascere le stelle del cinema e la statuetta più ambita dal grande schermo? Si, proprio Hollywood, “il bosco degli agrifogli” senza agrifogli, il posto più finto e allo stesso tempo più vero del vero, come il suo celeberrimo slogan “Technicolor is Natural color”.
Hollywood, la terra nello Stato della California, il cui suo nome incastonato nel crinale di una collina, frutto di una semplice speculazione immobiliare.

Allora di cinema si sapeva ancora poco e niente eppure, un po’ per destino e un po’ per caso, era ad Hollywood che andarono a stanziarsi coloro che una volta erano nessuno e che ora rappresentano i proprietari delle più grandi case cinematografiche: alcuni esempi li troviamo in Louis B. Mayer, bambino emigrato della Russia con i genitori che commerciava in rottami e robivecchi, in William Fox, che aveva appreso il mestiere del tintore e lo aveva abbandonato in seguito al fallimento del suo negozio per fare il clown, o nei quattro fratelli Warner, di radici polacche e nati in Canada da un venditore ambulante, che si industriavano come riparatori di biciclette.

   John Wayne: <<Se vivi abbastanza a lungo e se sei in grado di parlare, un Oscar puoi sempre vincerlo.>>

Dal 1927, ad Hollywood si ha un grande susseguirsi di successi e bilanci lusinghieri, con il liberalismo trionfante e sfrenato del presidente Calvin Coolidge e con la produzione di ben 500 film all’anno per un pubblico di 100 milioni di spettatori che pagano un biglietto per un quarto di dollaro nelle ventitremila sale sparse da un oceano all’altro. Nel 1929 il cinema era considerato la quarta industria d’America; i film prodotti valevano 184.102.419 dollari, i dipendenti a libro paga sono 19.639, o meglio vi erano 37 proprietari o azionisti, 8.818 dirigenti stipendiati o impiegati (attori inclusi) e 10.784 salariati.

La cupola di Hollywood festeggia e stappa lo champagne, restano giusto tre o quattro problemucci a cui porre rimedio, tra cui ridurre lo strapotere dei divi e soffocare gli scandali più gridati dai giornalisti. Specialmente per il primo motivo, nasce nel 1927, grazie a Louis Mayer, sopra citato, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, da cui nascerà l’OSCAR.

Frank Capra: <<Non girate il vostro film migliore lo stesso anno di “Via col vento”. Del vostro capolavoro, la notte degli Oscar, non se ne accorgerà nessuno!>>

Nel 1928, l’Academy offre 500 dollari ad un artista disoccupato, tale George Stanley, affinché modelli una statuetta nell’argilla, la fonda in bronzo e produca 12 esemplari placcati in oro a 24 carati, dal prezzo di tanto oro quanto pesava, cioè nonché meno di 15.000 dollari, col fine di accrescere il pregio dell’associazione e di usarli, come premi al merito, nel corso di un banchetto che si sarebbe tenuto a cadenza annuale.

Del bozzetto della statua se ne occupò Cedric Gibbons, capo degli scenografi della Metro Goldwyn Mayer; per combattere la noia, mentre partecipava a una riunione del comitato per i premi, nell’estate del 1927, schizzò su un foglio di carta un cavaliere crociato nudo, che conficcava lo spadone di una pellicola di bobina con cinque scanalature che rappresentavano le categorie originarie dell’Academy, che nel tempo diventeranno dodici come le categorie.

Dopo la consegna pro forma davanti alle telecamere e alle macchine fotografiche, tutte le statuette tornano in fabbrica per incidere sul basamento di ognuna il nome del premiato, e verranno restituite ai rispettivi vincitore circa tre settimane dopo. Oggi il fornitore ufficiale dell’Academy è R. S. Owens, di Chicago, che si occupa anche della fabbrica dei trofei per gli Emmy, per Miss America, per il miglior giocatore della National Football League e per la Rock’n’Roll Hall of Fame. Owens, per la realizzazione di una statuetta, richiede un’équipe di dodici persone e cinque ore di lavoro, e ogni esemplare costa un centinaio di dollari. Il materiale di base da lui utilizzato è il “britannia metal”, una lega di similpeltro composta al 90% di stagno e al 10% di antimonio, usata spesso e volentieri per fabbricare le posate; le statuette vengono sabbiate e lucidate, poi placcate in rame, nickel, argento e oro, come nelle origini, a 24 carati, e ogni strato è lucidato ancora una volta prima che si proceda ad applicare il successivo. Una spruzzata di lacca epossidica completa la lavorazione e protegge in trofeo dalle insidie del tempo. Dopo le congratulazioni del rito, durante la notte degli Oscar, i creatori forniscono ai premiati anche alcuni indicazioni e consigli per conservare la statuetta al meglio: <<Niente solvente, è sufficiente spolverarla di tanto in tanto e rimarrà come nuova!>>.

Dustin Hoffman, ricevendo l’Oscar: <<Ehi, ma non ha sesso!>>

Le leggende sull’origine del nome sono poche e un po’ bizzarre, ma le più “fondate” sono tre. La prima versione racconta che la prima bibliotecaria dell’Academy, una certa Margaret Herrick, vedendo la statuetta dorata esclamò: <<Ma guarda! Sembra mio zio Oscar…>>, ossia Oscar Pierce, un texano che in realtà era un suo cugino di secondo grado, ma tanto anziano che affettuosamente chiamava “zio”; la seconda narra che, nel 1934, un tale Sidney Skolsky, irritato si rivolse all’omino stilizzato chiedendogli: <<Vuoi un sigaro, Oscar?>>, per prendere in giro l’attrice Katharine Hepburn,  secondo lui non meritevole di vincere il premio come migliore attrice nel film “Gloria del Mattino” del 1933, la quale salì sul palco con atteggiamento snob e da diva. La terza spiega che, nel 1935, Bette Davis, ricevendo il premio come migliore attrice, disse che l’omino visto di spalle, le ricordava il marito H. Oscar Nelson Jr.:<<Esaminai quell’omino placcato d’oro che stringevo tra le mani, un maschio hollywoodiano, ovviamente asessuato, e decisi che il fondoschiena mi ricordava il mio marito di allora, il direttore d’orchestra Harmon O. Nelson. E poiché la O. stava per Oscar, anche l’omino si chiamò così!>>.

Per quanto concerne le categorie, nel 1928 un comitato di “saggi” della neo nata Academy of Motion Pictures si riunisce per istituire le categorie da premiare. Si conviene che i riconoscimenti andranno al film, all’attore e all’attrice, allo sceneggiatore, al direttore della fotografia, e agli “effetti tecnici”. Il meccanismo delle nomination nasce con la decisione contestuale di chiedere agli studios un elenco di film da prendere in considerazione, di fare votare l’elenco alle cinque categorie associative dell’Academy in modo da estrarne una rose di tre finalisti e di affidare il voto finale che proclama i vincitori a una giuria speciale. Decolla così la prima edizione degli Oscar (1927-28), anche se con qualche pasticcio: il premio per il miglior film ha un doppione, uno dei tre Oscar per la sceneggiatura gratifica, solo per quell’anno, anche gli autori delle didascalie per i film muti. Nascono nella prima edizione anche i premi speciali, che nel corso di oltre settant’anni serviranno a risarcire enclisi eccellenti e a sanare clamorose dimenticanze con riconoscimenti alla carriera. La premiazione procede così con qualche “interferenza” fino al 1936, finché Frank Capra provvede a riformare i meccanismi di selezione e voto finale, stabilendo le procedure sostanzialmente in vigore anche adesso. I film eleggibili devono essere stati proiettati per una settimana nell’area di Los Angeles entro il 31 dicembre dell’anno a cui si riferisce l’edizione, una commissione selezionatrice composta da 50 membri di ogni categoria stabilisce le nomination, tutti gli iscritti dell’Academy votano i vincitori degli Oscar. Otto nuove categorie si sono intanto aggiunte alle iniziali: suono, cortometraggio, musica e montaggio, coreografia e assistente alla regia (premio tenuto solo fino al 1937) e, frutto più importante della “riforma Capra”, miglior attore e attrice non protagonisti. Dopo gli anni ’40 il ventaglio dei premiati si allargherà ulteriormente: verranno premiati per la prima volta gli “effetti speciali”, tra cui quelli visivi e sonori, i costumi, il miglior film straniero, il trucco. Soltanto un anno, nel 1995, verrà premiato il film di animazione computerizzata “Toy Story”, consegnato a John Lasseter e d’allora è stata istituita la categoria Miglior Film d’animazione.

 

Qui potete trovare le categorie e i film in nomination che quest’anno concorrono per la tanto desiderata statuetta. Chi la otterrà? Sono aperte le scommesse 😉 Noi tutti confidiamo nella volta buona di Leonardo Di Caprio!

Alice

 

 

 

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