Ci sono libri scritti per ragazzi e diventati classici per tutte le età e libri nati per i grandi che sono diventati dei classici della letteratura per ragazzi, magari spesso attraverso adattamenti non sempre di grande qualità. Alcuni sostengono che quello che piace leggere ai grandi piace anche ai piccoli, alcuni che quello che piace ai piccoli, se ben fatto, piace anche ai grandi; in tutte e due le affermazioni c’è del giusto e, come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

Approfitto di quest’occasione per condividere con voi una riflessione: mi è capitato, e cercherò di farlo ricapitare più spesso, di leggere o raccontare a bambini trame di libri che mi avevano appassionato e che trovavo particolarmente avvincenti e ho potuto constatare come, al di là di difficoltà di comprensione e lessico, il confine tra libri per ragazzi e per adulti sia veramente più labile di quanto pensiamo. Così come a casa mia accade una sorta di contaminazione verticale per cui i libri per ragazzi che porto passano senza sosta dal mio comodino a quello di mamma e di papà per tornare al banco di scuola. Penso che questo sia bellissimo. Forse non dovremmo fermarci alle etichette ma guardarci dentro, guardarci in faccia, lasciare che i nostri bisogni e i nostri gusti si esprimano senza pregiudizi.

Moby Dick, ad esempio, non nasce come libro per ragazzi. Melville non lo scrisse per un pubblico tanto giovane, eppure la sua storia è stata così forte da superare i confini delle generazioni e diventare un classico, una “storia senza tempo e senza età che è ormai divenuta parte di un immaginario collettivo e privo di confini anagrafici”.

Cosa piace della storia? Cosa evoca nei lettori di così forte? Moby Dick è una sfida epocale tra bene e male, è la tenacia, è la paura; la balena sono tutte le nostre paure che sommergono l’animo fino a farci perdere la ragione, è il dubbio, il desiderio di conoscere l’abisso, di controllare il mondo. E’ la suggestione, la suggestione collettiva, è la nostalgia, è il mistero, è la forza d’inerzia della natura. Moby Dick è un viaggio nel nostro “Oceano mentale”.

Come tutte le storie e tutti i classici, non c’è un Moby Dick, ma ci sono infiniti Moby Dick. Chiedete a mio padre e per lui sarà sempre l’immagine di Gregory Peck nei panni del Capitano Achab stretto alla sua nave nella tempesta. Chiedetelo oggi e tanti vi risponderanno diversamente.

A dicembre è uscito al cinema l’ultimo film diretto da Ron Howard, Heart of the sea – Le origini di Moby Dick. Il film racconta la storia che ha ispirato Melville nella scrittura del suo capolavoro: cambia il punto di vista, resta la grandiosità. Tra naufragi, coraggio, e grandi effetti l’epopea si rinnova e giunge nuovamente a noi e ai ragazzi e ci appassiona ancora. Qualcosa di universale in questa storia, in quest’avventura, rimane e riesce a conquistare e toccare il pubblico indipendentemente dalle forme e le riscritture che subisce, forse questa è la tanto cercata definizione di “classico”.

MobyDick è al cinema, nei libri e adesso, grazie ad Alessandro Sanna, in un silent book artistico in cui le immagini parlano e raccontano due storie, quella di una barca e quella di una balena, due storie nate molto lontane e che sono destinate ad incontrarsi, tra poco, nel centro del libro.

Silvia – blogger per Silviapunto – Ragazzi 

 

 

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