Nell’ottobre del 2014 è stata rilasciata la prima puntata di Serial, un’inchiesta narrata in 12 puntate dalla giornalista americana Sarah Koening. A destare il mio interesse di comunicatrice è stato soprattutto il formato con cui Serial è stato diffuso: il podcast. Per chi non lo sapesse, il podcasting consiste nel fruire in qualsiasi momento di una risorsa audio, per lo più in forma di mp3, resa disponibile da un provider come, ad esempio,  iTunes.

In Italia chi scarica i podcast lo fa per lo più per ascoltare programmi radiofonici di successo come La Zanzara, Lo Zoo di 105, o Chiamate Roma Triuno Triuno, intendendo il servizio quasi esclusivamente nella dimensione on-demand, liberando così l’ascolto della radio dalle strette logiche di palinsesto.

Negli Stati Uniti, invece, il podcasting basato su contenuti originali è, negli ultimi anni, cresciuto a dismisura: dai principali blogger di informazione fino ai fan appassionati di serie tv, tutti hanno trovato, grazie a questo formato, un’ottima occasione per mantenere un rapporto continuativo con i propri follower, sperimentando nuove forme di comunicazione.

Serial ricade in quest’ultima categoria, in quanto è lo spin-off del programma radiofonico This American Life. Ma il punto di forza di questo podcast, che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui un Peabody Award, è stato quello di aver creato un prodotto che per qualità può essere paragonato ai maggiori hit show di HBO o Netflix.

Serial is the first ‘Podcasting’ Breakout Hit

New York Times

Un po’ come The Jinx, anche Serial unisce uno storytelling tipico della serialità televisiva ad un’inchiesta giornalistica vera e propria. Nella prima stagione il giallo su cui si è concentrata Sarah Koening riguarda l’omicidio di Hae Min Lee, una giovane studentessa di un liceo di Baltimora, avvenuto 17 anni fa. Ad essere incolpato e condannato con una sentenza a vita è stato l’ex fidanzato e compagno di scuola di Hae, Adnan Masud Syed. Koening, però, dopo essersi interessata al caso, ha iniziato ad investigare su questo omicidio, apparentemente risolto, facendo un continuo fact-checking, analizzando alibi e dichiarazioni delle persone coinvolte, giungendo a delle nuove conclusioni.

Settimanalmente, così, gli ascoltatori del podcast si sono fatti guidare dalla Koening, la cui voce si alterna a quella di Adnan Syed dal carcere e alle testimonianze degli amici e conoscenti dei due ragazzi.

La diegesi si discioglie come in un romanzo a puntate, ma i fatti o la timeline degli eventi  non vengono piegati ad esigenze narrative, non si ha mai la sensazione del grande colpo di scena finale studiato ad arte (ehm The Jinx). La storia, sebbene gli eccessivi tecnicismi di alcune puntate, scorre veloce.

L’ascoltatore, catapultato in questa realtà così nebulosa, andrà avanti di puntata in puntata facendosi la propria idea, entrando a fasi alterne nel partito dei colpevolisti o degli innocentisti, ma la realtà è come al solito piena di zone grigie. La storia è inquietante e non banalmente perchè presenta un caso di omicidio; Serial, infatti, ci pone davanti ad un quesito davvero angosciante: credere che un diciassettenne possa uccidere a sangue freddo una ragazza o pensare che la giustizia possa sbagliare condannando un innocente all’ergastolo?

In questa circostanza così oscura l’unica luce sembra il lavoro rigoroso della Koening. A lei affidiamo, da ascoltatori, la nostra speranza di far chiarezza, purtroppo però alla fine delle dodici puntate neanche lei riuscirà a far emergere una spiegazione plausibile, nonostante fornisca numerosi spunti di riflessione. Ad oggi, infatti, Adnan Masud Syed si trova ancora in carcere.

La Koening, sebbene sia stata criticata per essersi schierata troppo a favore di Adnan, si mantiene sempre imparziale, non insinua nulla, presenta semplicemente i fatti e i suoi dubbi.

Serial è stato, secondo i dati di Itunes, il podcast più veloce ad aver raggiunto 5 milioni di download; non c’è da sorprendersi, quindi, che poche settimane fa, quando è stata lanciata la prima puntata della seconda stagione, il sito serialpodcast.org sia andato in crash.

La vicenda di questa nuova serie è incentrata sul soldato Bowe Bergdahl, che dopo aver vissuto 5 anni di prigionia con i talebani tra l’Afghanistan e il Pakistan, adesso rischia di essere incriminato negli Stati Uniti per alto tradimento. Il militare, infatti, secondo la sua testimonianza, nel 2009 pare si sia allontanato volontariamente dal suo avamposto in Afghanistan per raggiungere, a 32 km di distanza, un centro di comando più grande al fine di informare dei problemi presenti nella base e per lamentarsi della scarsa qualità della leadership. Durante il tragitto, però, Berghdahl è stato catturato da un gruppo di talebani allineati con la rete di Haqqani. Per liberarlo gli Stati Uniti si sono dovuti piegare a rilasciare dei cinque detenuti del carcere di Guantanamo.

Anche qui l’ascoltatore si trova davanti ad una situazione non chiara: Berghdahl è un disertore o solamente un prigioniero di guerra? E inoltre, dato che il suo caso è arrivato alla Corte Marziale, è giusto mandare all’ergastolo un uomo che ha già vissuto anni e anni di prigionia e tortura?

Questa seconda stagione vede la partecipazione anche di Mark Boal, sceneggiatore premio Oscar per The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, l’unico ad aver intervistato il soldato. Le registrazioni delle loro telefonate (25 ore) dovevano servire a Boal come aiuto nella scrittura di una nuova sceneggiatura, sono state poi utilizzata da Sarah Koening come base per lo sviluppo dell’inchiesta.

Non si sa ancora quante puntate andranno a costituire questa nuova stagione, in quanto, anche possibili aggiornamenti sul caso potrebbero continuamente cambiare la situazione. Noi nel frattempo vi consigliamo di provare ad ascoltare Serial, sebbene il livello d’inglese richiesto per comprendere al meglio la storia sia abbastanza alto.

Se poi l’inglese non è proprio il vostro forte, si potrebbe confidare in un possibile futuro doppiaggio e nella speranza che prima o poi, qualcuno nel nostro Paese, inizi a fare un giornalismo sullo stile della Koening, seppur la strada sembra essere ancora lunga.

Francesca

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