Non sono mai stata una grande fan di Star Wars, ma il nuovo film della saga mi aveva intrigato sin da subito. Così, prima di andare al cinema, ho deciso di rivedere i tre episodi precedenti per poter meglio apprezzare la storia. Riguardando il IV episodio  ho subito pensato a una canzone di JayZ: “I mean Marilyn Monroe, she’s quite nice, but why all the pretty icons always all white?

Ben inteso Harrison Ford, Carrey Fisher e Mark Hamill, rappresentano al meglio i ruoli che sono stati chiamati ad interpretare, ma ad uno spettatore contemporaneo salta subito all’occhio una scarsa diversità tra i protagonisti. Solo nel V e nel VI episodio sarà introdotto un personaggio di colore, Lando Calrissian, interpretato da Billy Dee Williams.

Lo so, perché aspettarsi qualcosa di diverso da un film degli anni ’70?

Quando però, mesi fa, ho visto che gli interpreti principali di Star Wars – Il risveglio della forza erano Daisy Ridley, John Boyega e Oscar Isaac ho realizzato che uno dei film più attesi del 2015 vedeva nei ruoli centrali rispettivamente una donna, un attore inglese di origini nigeriane ed uno latino, ho gioito.

Chimamanda Negozi Adichie, autrice del libro Americanah, qualche anno fa ad una Ted Conference parlò dei rischi legati a quella che lei definisce la “storia unica”. Tutti noi, specialmente da bambini, siamo vulnerabili davanti alle narrazioni e sulla base di esse ci identifichiamo e formiamo la nostra idea del mondo, un mondo dove, anche per i bambini non bianchi, inevitabilmente icons always are all white.

I realized that people like me, girls with skin the color of chocolate, whose kinky hair could not form ponytails, could also exist in literature. I started to write about things I recognized. Now, I loved those American and British books I read. They stirred my imagination. They opened up new worlds for me. But the unintended consequence was that I did not know that people like me could exist in literature.

Chimamanda Negozi Adichie –  The Danger of a Single Story

Qualche giorno fa è stato annunciato che Noma Dumezweni, un’attrice di colore, è stata scelta per il ruolo di Hermione Granger nella produzione teatrale di Harry Potter and The Cursed Child. Apriti cielo, molti fan si sono sentiti traditi da questa scelta ma, come giustamente ha fatto notare la stessa Rowling, nei libri di Harry Potter non si è mai fatto cenno al fatto che Hermione fosse bianca. Tutti noi però, me compresa, una bambina di colore di 8 anni, quando leggevamo il libro abbiamo pensato in modo naturale che la ragazzina riccioluta e saputella avesse la pelle chiara. Non ci è mai venuto in mente che la giovane amica di Harry Potter potesse essere in qualche modo diversa da quel modello che avevamo mutuato da altri prodotti culturali.

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Se nell’industria dell’intrattenimento è ancora forte la convinzione che la diversità non venda, e certamente alcuni tweet che ho letto in questi giorni mi fanno credere che ci sia poca speranza per l’umanità, questi grandi passi segnalano, invece, un cambio di rotta. Una narrazione di una storia che sia fedele alle società contemporanee, che rappresenti le minoranze, senza stereotipi, credo che sia un passo da compiere sin da ora. Star Wars e Harry Potter, due delle saghe più redditizie di sempre, penso che abbiano aperto la strada ad un definitiva evoluzione.

Appassionarci a storie che vedono come protagonisti personaggi che non vengono definiti in base alla loro etnicità sarà il segno di una reale integrazione. Speriamo che tutto ciò avvenga al più presto.

Francesca

 

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