Chi è Robert Durst? L’uomo più fortunato d’America o un serial killer spietato? Da questi quesiti parte il documentario The Jinx – La vita e le morti di Robert Durst, andato in onda quasi un anno fa su HBO e in questi giorni in onda su Sky Tg24 (mercoledì alle 21.00).

Nel 2010 il regista Andrew Jarecki dirige Love&Secret, film passato abbastanza in sordina, con Ryan Gosling e Kirsten Durst, ispirato alla vita del ricchissimo imprenditore di New York, Robert Durst. In quest’occasione Jarecki ha la possibilità di conoscerlo, rimanendo affascinato dalla sua incredibile storia. Così, in seguito alla realizzazione del film, decide di fare un documentario sulla vita di Durst, intervistandolo e portandolo per la prima volta in televisione.

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo la biografia di Durst: l’uomo nel 1973 si sposa con Kathleen McCormack, una studentessa di medicina che nel 1982 misteriosamente scompare. I sospetti, inevitabilmente, ricadono sul marito, dal quale la donna stava cercando di ottenere il divorzio. Nonostante uno scricchiolante alibi, Durst non viene indagato.

Nel 2000 Susan Berman, una vecchia amica e confidente di Durst, è ritrovata morta nel suo appartamento a Benedict Canyon. La donna, che era stata vicina all’imprenditore newyorkese proprio nei giorni seguenti la sparizione di Kathleen McCormack, nelle settimane prima di morire era tornata in contatto con Durst, chiedendogli dei soldi. Anche in questo caso, però, Robert non finisce nella lista degli indagati.

Infine nel 2001 Durst viene arrestato per l’omicidio di Morris Black a Galveston, Texas. L’uomo era stato ritrovato nella baia di Galveston smembrato. Durst, che si era presentato a Black con un’identità feminnile, esce su cauzione e non si presenta alla prima udienza, latita per qualche giorno ma poi viene ritrovato e arrestato in Pennsylvania per aver rubato un panino in un supermercato. Nella sua macchina, oltre a soldi, pistole e marijuana sono rinvenuti anche dei documenti appartenenti a Morris Black. Robert Durst viene processato ma la giuria, incredibilmente lo proscioglie dall’accusa di omicidio.

La storia di Durst sembra scritta, l’uomo è per tre volte scampato a delle accuse gravissime: sparizione e omicidio. La vicenda sembra così incredibile che forse neanche sospendendo la nostra incredulità riusciremmo a crederci.

Proprio in questo momento s’inserisce The Jinx, Jarecki, infatti, non solo intervista il ricco ereditiere ma fa un continuo confronto attraverso ricostruzioni basate sui resoconti dei familiari delle vittime e degli agenti coinvolti nelle indagini, foto e video d’archivio. Le conclusioni cui arriva sono agghiaccianti e certamente inducono a pensare che Durst non può essere considerato innocente. Viene da chiedersi come mai Jarecki sia arrivato a ottenere dei materiali così importanti ai fini delle indagini e le autorità competenti no.

A pochi giorni dalla messa in onda dell’ultima puntata avviene qualcosa di sconvolgente: come un vero e proprio coupe de théâtre Durst è arrestato dall’FBI, con l’accusa di omicidio di primo grado di Susan Berman. Una mossa, questa, non certamente frutto in accordo tra Il Federal Bureau e l’HBO, ma che, in chiave d’ascolto televisivo, non ha fatto altro che aumentare l’attesa e la curiosità per l’ultimo capitolo del docu-drama dove (SPOILER ALLERT) Durst, involontariamente confesserà alcuni dei suoi crimini.

What the hell did I do? Killed them all, of course.

A questo documentario si rimane incollati e dopo la fine di ogni puntata  rimane addosso un senso di inquietudine: gli occhi così neri e vitrei di Durst, la sua freddezza e la sua calma, nonostante un’evidente principio di demenza senile, il suo continuo negare alcune prove schiaccianti, rendono il documentario più efficace di un pezzo di giornalismo d’inchiesta. Quarto Grado e Chi l’ha Visto? impallidirebbero al confronto.

Messi da parte gli evidenti meriti del prodotto, però, sono emerse anche delle criticità deontologiche. I fatti sono presentati seguendo un ordine cronologico che sembra fin troppo favorire la grande rivelazione all’ultimo secondo. La sottile linea tra narrazione filmica e giornalismo è sfocata e sembra, con insistenza, prevalere verso uno storytelling che crei aspettativa e interesse nello spettatore. Inoltre un’altra domanda che molti si sono posti riguarda proprio Jarecky: per quanto tempo, infatti il regista ha trattenuto il materiale che incriminava Durst senza rivolgersi alla polizia?

The Jinnx rappresenta uno dei pezzi di televisione più interessanti degli ultimi anni e forse è un peccato che Sky abbia scelto di trasmettere il docu-drama sul suo canale di all news, non valorizzando al massimo questo prodotto. Inspiegabile è poi la scelta di raccontare il prodotto partendo dalla fine, svelando sin da subito il colpo di scena. Un’occasione persa per la tv satellitare e soprattutto per il pubblico italiano, che da anni sembra insaziabile di cronaca nera. Sebbene i numerosi passi avanti, i players televisivi, Sky inclusa, mostrano ancora un’incapacità cronica a comprendere le logiche del marketing televisivo. Peccato davvero.

Francesca

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