Il 20 novembre, dopo una lunga ed estenuante attesa, è finalmente uscito “25”, il nuovo album dell’inglesissima Adele. La cantante londinese, che sfoggia ancora un fortissimo accento cockney, non solo è famosa per la sua potente voce, ma soprattutto per le sue ballad ultra depressive che, però, non possiamo fare a meno di amare. Da “Chaising Pavements” a “Hello” la sua carriera è stata sempre un crescendo, il suo ultimo disco si calcola che solo nel mercato satunitense supererà tutti i record di distribuzione, arrivando alla cifra di 2.5 milioni di dischi venduti solo nella prima settimana.

È importante, però, rilevare come il raggiungimento di tale risultato sia anche da attribuire ad una strategia che ha impedito, per le prime settimane successive alla vendita, di rilasciare l’album sulle piattaforme di streaming online come Apple Music o Spotify, costringendo così i fan all’acquisto della copia.
Tornando alla musica e abbandonando i numeri, devo ammettere di essere rimasta un po’ delusa da “25”: il disco è buono e forse migliore di tanta musica pop che circola al momento, però ha qualcosa che non mi convince. Lo ascolto e lo trovo un poco interessante da un punto di vista musicale, alcune canzoni, poi, mi sembrano prese direttamente da un album di Celine Dion. Il livello di struggenza e depressività è lo stesso di sempre, il disco è gradevole all’ascolto, ma forse manca quel quid che avrebbe potuto rendere l’album memorabile, non solo da un punto di vista delle vendite.

Ecco le canzoni una per una:

Hello – Una ballad a tutti gli effetti, riuscitissima. Musicalmente coinvolgente nelle strofe che portano al “botto” del ritornello dove Adele mostra tutte le sue abilità vocali. Passando al testo, la canzone è incentrata sulla possibilità di ricongiungersi con qualcuno, qualcuno che si è amato, ma di cui si sono perse le tracce. La nostalgia e la consapevolezza del passare del tempo, sono temi molto ricorrenti che verranno più volte rintracciati nell’album.

Send My Love (To Your New Lover) – Ritmicamente potrebbe sembrare una canzone scritta per Jason Mraz o Jack Johnson, invece è per Adele. Questo è sicuramente il pezzo più fresco di tutto il disco e ha tutto il potenziale per essere uno dei singoli da estrarre dall’album. Adele ci parla di un vecchio amore finito male, ma anche in questo caso, il tempo ha curato le sue ferite, si deve far pace con i fantasmi del passato e andare avanti, non siamo più ragazzini.

I miss you – Scritta con Paul Epworth (Rolling in the deep; Skyfall) la canzone è incentrata sul senso si mancanza per una persona non presente. Sembra scritta per Florence Welch, batteria potente e ritmo incalzante, la canzone è buona e già mi immagino un video stile foto su Tumblr. Particolarmente azzeccato il pre-chorus.

When we were young – Questa è la ballad più bella ed incisiva di tutto il disco. Scritta sul pianoforte di Philip Glass, potrebbe benissimo essere uscita da uno dei vecchi dischi di Elthon John. Anche qui la nostalgia è il tema dominante, si fanno i conti con la consapevolezza di essere invecchiati, ma grazie ad un incontro, in un momento, si può tornare indietro a quando si era giovani.

I’m so mad I’m getting old
It makes me reckless 

Remedy – Un’altra bella ballad, non c’è molto da dire e forse questo è il problema. Arrivati alla quinta traccia si inizia a soffrire un po’ la poca originalità del disco. Remedy, scritta da Adele per suo figlio, sembra un altro modo per ricordarci la potenza vocale della cantante, le cui doti sono certamente esaltate da un semplice accompagnamento al piano.

Water under the bridge – Pop con beat uptempo, il brano è dedicato a Simon Konecki, compagno della cantante. Anche questa volta si parla della paura di perdere un amore, non uno qualsiasi, ma quello che ti fa odiare l’idea di essere libero. Secondo me questa canzone ha un grande potenziale in versione live (i Coldplay hanno fatto scuola con i coretti).

River Lee – La canzone, scritta in collaborazione con Dangerous Mouse, è tra le più interessanti del disco. Un gospel postmoderno sull’incapacità di andare avanti e l’attaccamento emotivo verso qualcuno. Dangerous Mouse, come in California – There’s no end to love degli U2, caratterizza il pezzo con una ritmica interessante e dei cori niente male.

Everybody tells me it’s ‘bout time that I moved on
And I need to learn to lighten up and learn how to be young
But my heart is a valley, it’s so shallow and man made
I’m scared to death if I let you in that you’ll see I’m just a fake

Love in the Dark – Ancora una ballad piano e voce. Questa volta è Adele ad aver infranto il cuore di qualcuno e non il contrario. Solito crescendo nel ritornello, niente di nuovo sotto il sole.

Milion years Ago – Bhè, se siete arrivati fino a qui e non avete versato neanche una lacrima forse questo è il momento giusto. Una canzone sulla nostalgia (ancora una volta) e sui rimpianti nati dalle proprie scelte di vita. Liricamente la canzone migliore di tutto il disco. L’accompagnamento voce e chitarra è perfetto per una traccia che, finalmente, mostra l’abilità di Adele nel padroneggiare anche le note basse.

I wish I could live a little more
Look up to the sky, not just the floor
I feel like my life is flashing by
And all I can do is watch and cry

All I Ask – Mi aspettavo molto da questo pezzo, scritto in collaborazione con Bruno Mars e invece è stata la più grande delusione del disco. La canzone ha un che di già sentito, sembra un incrocio tra una delle mille ballad strappa lacrime di Whitney Huston e All by myself. L’arrangiamento piano e voce (ancora una volta) non aiuta e a questo punto se devo sentire questo genere di musica metto su un bel disco con i migliori successi di Burt Bacharach e Barbara Streisand!

Sweetest Devotion – Altro brano uptempo che cresce in maniera interessante nel ritornello. La canzone è dedicata ad Angelo, figlio della cantate verso il quale riversa la sua massima devozione. Cantando di amore incondizionato si arriva così alla conclusione del disco.

Il disco è, tutto sommato, buono e segna, anche per le tematiche affrontate, una nuova maturità sentimentale di Adele. Da lei ci si sarebbe aspettati un passo avanti anche da un punto di vista musicale, magari con un prodotto più rischioso ed innovativo. Sarà per il prossimo disco.

Francesca

Immagine tratta Flickr

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