Quando parlo di Angelina Jolie Pitt lo faccio sempre con grande ammirazione. L’attrice, ora regista, sceneggiatrice e soprattutto ambasciatrice umanitaria, è uno dei volti più noti di Hollywood, per molti un’incrocio tra Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn.

Ma come si fa a costruire una personaggio così forte? La Jolie, non me ne vogliano i fan dell’attrice, nonostante l’Oscar, per me non è mai stata una grandissima attrice, alcune delle sue scelte cinematografiche sono semplicemente incomprensibili, ma la sua forza non è mai stata nelle sue abilità artistiche bensì in quelle di marketing e di brand managment, ed è proprio da qui che nasce la mia stima.

Ripercorrendo un po’ la sua biografia è evidente che il 2005 è stato un anno di svolta nella sua vita: è l’anno in cui viene a galla la storia più chiacchierata del mondo, quella con Brad Pitt. Nonostante le numerose smentite da parte di lei e di lui (visto anche il matrimonio di Brad Pitt con l’american sweet heart Jennifer Aniston) i due vengono beccati, molto poco casualmente, su una spiaggia in Kenya a giocare con Maddox, primo figlio adottivo di Angelina Jolie. Da li a poco uscirà su W Magazine uno dei più famosi servizi fotografici della coppia: Domestic Bliss (Steven Klein) che ritrae i due attori come una classica famiglia americana anni ’50, contornati da figli di giorno e sexy di notte. La chemistry tra i due è alle stelle, ma, a posteriori, questo photo-set sembra un vero e proprio manifesto programmatico della loro vita.

Negli anni, infatti, si moltiplicano i figli e le missioni umanitarie, tutto documentato dai media che sembrano non saziarsi mai di foto della coppia, i paparazzi, per il pubblico sempre più affamato di notizie sembrano gli unici storyteller.

Ovviamente a fare questo gioco non ci sono solo i Brangelina (Tom Cruis e Katie Holmes; Ben Affleck e Jennifer Gardner per citarne alcuni), ma loro sembrano i più abili di tutti. Vendono le prime foto dei loro figli a People Magazine per milioni di dollari, ma li donano i beneficenza, quasi a voler espiare la loro colpa primigenia: quella di essere una celebrità, e nel frattempo posizionano il loro brand presso un pubblico che inizialmente vedeva la Jolie, in modo molto misogino, come “mangia uomini”.

I don’t mind [gossip]. I mean, I think you just have to look at whether or not you can still be effective with what you want to do. And if anything gets in the way of that, then you have a problem. But I don’t.

Angelina Jolie Pitt – WSJ

Dal 2005, quindi, la Jolie si è impegnata in modo incessante in una vera e propria operazione di re-branding della sua immagine, facendo dimenticare al pubblico il suo passato di bad girl che bacia troppo appassionatamente il fratello o che porta al collo provette con il sangue dell’ex marito Billy Bob Thorton. Negli anni è stata messa in atto una vera e propria opera di riscrittura e riposizionamento, così la sua è divenuta una figura rassicurante che, nonostante il suo passato, si è costruita una credibilità, non solo agli occhi del pubblico amante del gossip: da girl interrupted a santa laica (non a caso gli americani l’apostrofano con l’appellativo Saint Angie).

Per fare tutto ciò, per apparire credibili, c’è bisogno di un lavoro costante, un’attenzione continua e soprattutto una forte attitudine a comprendere il mondo dei media. L’ammirazione nei suoi confronti cresce ancor più quando si viene a sapere che la Jolie fa tutto da sola: non ha un pubblicista o un manager, è lei l’architetto della sua immagine pubblica.

Così per promuovere il suo ultimo film, By the sea, che la vede tornare a lavorare in coppia con Pitt, non rilascia interviste a Vanity Fair o Variety, ma lo fa per il Wall Street Journal o il New York Times, quasi a testimoniare come il suo personaggio abbia un’eco che va oltre il semplice mondo dello spettacolo. Le sue parole vengono prese seriamente, soppesate e analizzate, valicando le porte di Hollywood: quante celebrità hanno la stessa capacità di influenza sull’agenda dei media? Pochissime. Si veda, ad esempio, quello che è successo due anni fa quando Angelina, raccontando la sua esperienza con il cancro e la conseguente decisione di effettuare una mastectomia preventiva, è stata capace di dare il via ad un reale dibattito sulla prevenzione dei tumori femminili.

I’ll tell you this about her surgeries: Once the decision was made, she was on the operating table two weeks later. You have to understand that this is a woman who never knew she’d make it to 40. This is a woman who had watched her mother, aunt and grandmother become sick and eventually succumb, all at an early age. Her drive, her absolute value in herself, is defined by the impact she can have during her time here—for her kids and for the underprivileged and those suffering injustices.

Brad Pitt – WSJ

Anche questo è marketing, ma questa parola magica non deve avere per forza un’accezione negativa. Un numero sempre maggiore di leader o personaggi dello spettacolo, attraverso i social o le interviste, tentano di veicolare una loro immagine, narrativizzando la loro identità, diventando i biografi di loro stessi. La Jolie fa lo stesso, ci parla della sua gestione familiare, ci rende partecipi della sua vita, controllando attentamente ciò che ci viene mostrato, costruendo così la percezione che abbiamo noi di lei. Lo fanno tutti e ad un occhio smaliziato, questo gioco appare sin da subito evidente. Il suo è il modello di una donna forte, capace di usare il suo brand, non solo per pubblicizzare i suoi progetti, ma anche per portare luce su crisi come quelle in Syria o in Afghanistan. È chiaro che il suo impegno umanitario non sia solo frutto di un’attenta analisi per aumentare il gradimento del pubblico, anche perché i trasversali attestati di stima al lavoro dell’attrice smentiscono questa tesi, ma certamente anche quest’aspetto è stato centrale nel creare l’agiografia di Saint Angie.

Quello del branding è ormai una pratica fondamentale dell’essere celebrity, l’autenticità è una chimera, l’importante è esserne consapevoli.

Francesca

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