In questi giorni sono finalmente riuscita a recuperare uno dei film che volevo vedere da parecchio tempo ma che, non si sa per quale ragione, veniva sempre relegato in fondo alla mia to do list cinematografica. Il film in questione è Mommy di Xavier Dolan (da pronunciare necessariamente Do-LOn), e quando ne leggevo le recensioni tutti i critici spendevano parole ottime per la pellicola, ma la maggior parte sottolineava l’alto potere lacrimogeno della storia.
La trama, infatti, senza scendere in troppi particolari spoilerosi, è incentrata sulla storia di una “madre coraggio” canadese (lato francese), interpretata da Anne Dorval, senza soldi, vedova e con un figlio a carico, impersonato dal bravissimo Antoine-Oliver Pilonn, affetto da gravi disturbi mentali tra i quali possiamo annoverare un deficit dell’attenzione oppositivo ed un morboso attaccamento, quasi incestuoso, per la madre.

Le premesse non mi facevano certo pensare che il film fosse un concentrato di allegria, non che questo mi abbia mai fermato, anzi, i film ultra depressivi mi hanno sempre entusiasmato, ma qui mi sembrava che si eccedesse un po’ troppo in sfortune e tristezze e quando è così il rischio di essere banali è sempre in agguato. Ovviamente mi sbagliavo: il film è triste, certo, ma la cosa che salta subito all’occhio è l’originalità dalle scelte di Dolan, sia regista che sceneggiatore della pellicola.

Il film, premiato a Cannes nel 2014 con il Premio della giuria ex-æquo con Adieu au langage di Jean-Luc Godard, a prima vista può sembrare un po’ pretenzioso, uno di quei film fatto a posta per gli hipster cinephile, ma non è così, o quanto meno non è solo così! Dolan è un ragazzino con la consapevolezza di essere un enfant prodige, uno di quelli che ama il cinema ma ama soprattutto giocarci. Non a caso sceglie di girare Mommy in formato 1:1, alternato in momenti strategici con il più cinematografico 16:9. Questa modalità di ripresa che, da un punto di vista tecnico sembra richiamare l’estetica del selfie o delle riprese degli smartphone, porta il regista ad inquadrare un soggetto alla volta, puntando ad aumentare il livello di introspezione psicologica dei personaggi, creando allo stesso tempo un’incessante sensazione di claustrofobia.

Noi ci amiamo ancora?
Certo, è la cosa che ci riesce meglio!

Mommy – Xavier Dolan

Ma la cosa che più sconvolge è l’abilità e la sapienza di Dolan nel mescolare musica e immagini: alcune scene del film sembrano tratte da uno tanti videoclip dell’MTV dei primi anni Duemila e hanno l’innata capacità di commuovere profondamente lo spettatore. La scelta delle canzoni, rigorosamente pop, poi è la più interessante: White Flag di Dido, Born to die di Lana del Ray e (incredibilmente) Vivo per lei di Bocelli. Chiaramente non poteva mancare l’eroina nazionale: Celine Dion con On ne change pas. Dolan si muove su un materiale che conosce e noi, suoi coetanei, non possiamo che apprezzare le sue scelte: quando parte la bellissima sequenza di Wonderwall il cuore fa letteralmente un sobbalzo.

Non sconvolge, quindi, che una cantante come Adele abbia scelto proprio Dolan come regista per lanciare il suo nuovo singolo: Hello. Anche in questo caso il regista ha portato un gusto anni Novanta al lavoro, partendo dai flip phone fino alle luci. Bellissimi, poi, alcuni primissimi piani della cantante montati in modo così abile da avere un forte impatto emozionale sullo spettatore.  Dopo questa esperienza, Adele ha ammesso che vorrebbe provare la strada della recitazione e che vorrebbe affidare il suo debutto proprio con il regista canadese.

Insomma, da Dolan, secondo me, ci sarà da aspettarsi grandi cose!

Francesca

Annunci