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Questo week end, in occasione del Romaeuropa Festival, l’evento che – all’insegna dell’internazionalità – unisce musica, teatro, danza, nuovo circo e arti digitali, ho avuto l’opportunità di assistere, presso il Teatro Vascello, uno spettacolo della compagnia Adrien M/Claire B.  Le mouvement de l’air è un’esperienza che viene dalla Francia e che debutta per la prima volta in Italia come un paesaggio onirico e poetico in movimento tra danza, acrobazie e tecnologia digitale. Sul palco, per un totale di 65 minuti, i ballerini si muovono all’interno, dietro e attorno ad un ambiente digitale realizzato tramite tecnologie hardware e software, spesso sviluppate da loro stessi come eMotion. Come si può intuire dal titolo, il tema predominante è l’aria e gli artisti, seguendo le proiezioni stilizzate e astratte di forme e figure, inseguono, imitano e sfuggono da esse con movimenti acrobatici e coreografici che hanno la funzione di riempire lo spazio e spiegare la relazione con il mondo circostante. Il tempo, o forse è meglio dire il ritmo, è dato invece dalla musica suonata live dal musicista polistrumentista Jérémy Chartier, che alterna batteria, piano, xilofono, chitarra classica ed elettronica e non soltanto.
Complessivamente mi ritrovo ad ammettere che l’idea in sé, ossia quella di unire immagini in movimento, sia fisiche (i ballerini) sia elettroniche (le proiezioni), al suono reale per generare un’alternativa concezione dello spazio e del tempo, è innovativa e in parte funzionale: sulle singole parti non vi è nulla da dire poiché ognuno svolge al meglio il proprio ruolo e anche la sinergia tra i vari componenti è abbastanza funzionale e convincente. Tuttavia, non ho trovato particolarmente emozionante e coinvolgente l’intero spettacolo poiché alcuni atti era migliori degli altri e alcune scene troppe lunghe e quasi (per non dire davvero) noiose. Personalmente avrei visto qualche minuto in più di acrobazie con l’elastico e dimezzato notevolmente la durata del ballerino che all’interno di una sorta di tromba d’aria gira su se stesso, portando lo spettatore pressoché all’esasperazione. Inoltre, la luce lattescente emanata dalla proiezioni nella sala buia (l’intera rappresentazione è dominata dal bianco e dal nero) dopo un po’ dà veramente fastidio alla vista, soprattutto se alcune forme, come i quadrettini, si agitano assai rapidamente in quel riquadro come tanti piccoli flash.

Sono contenta di aver assistito a qualcosa di nuovo ed è qualcosa che senz’altro consiglio agli amanti del genere sperimentale, ma purtroppo non posso affermare di esser uscita dal teatro entusiasta e con quel velo di meraviglia che molti altri spettacoli mi hanno lasciato. Del resto è questione di gusti!

Per quanto riguarda il Romaeuropa Festival, non vedo l’ora di assistere allo spettacolo Laika con Ascanio Celestini, in programma dal 10 al 15 novembre sempre presso il Teatro Vascello. Non mancherò dal recensirlo! Ad ogni modo consiglio a tutti di dare un’occhiata al programma dell’intero rassegna, poiché sono previste tante perle che hanno persino un prezzo accessibile un po’ a tutti!

Alice

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