Non ascolto quasi mai la musica alla radio. A me non piace che qualcun altro mi dica cosa debba ascoltare, l’easy listening non è qualcosa che mi è mai piaciuto fare. Quando salgo in macchina, ad esempio, mi piace scegliere attentamente quello che ascolto. Ben inteso,
la mia non è una critica a chi dalla musica ricerca un semplice svago, cosa che per altro faccio spesso anche io, è che per me con il passare degli anni, questo aspetto dell’ascolto si è ridotto sensibilmente. Inoltre, sarà anche per la mia propensione innata al controllo, ma anche quando mi voglio divertire lo devo fare seguendo quella che è la mia ispirazione momentanea.

Sempre più poi ho la sensazione che quando ascolto qualcosa non voglio perdere tempo, voglio che un nuovo disco (espressione vintage che denota la mia passione per la roba vecchia) mi dia l’occasione di documentarmi, di imparare, di incuriosirmi, di appassionarmi.

Partendo da questa breve riflessione e basandomi sulla mia esperienza, ho deciso di fare un elenco, non una classifica, dei 7 dischi che, in qualche modo, hanno segnato i miei 20 anni.

Nick Cave and The Bad Seeds – Push The Sky Away

Probabilmente per i cultori del cantante australiano questo non sarà il suo disco migliore, ma per me il lirismo di alcuni versi toccano delle vette che raramente è possibile ritrovare nella musica attuale. I riferimenti alla religione e alla decadenza dei rapporti umani sono il segno distintivo di questo disco. Higgs Bosone Blues è certamente la mia traccia preferita; cosa rimane all’umanità una volta che si è arrivati a scoprire l’essenza della nostra esistenza ossia il Bosone di Higgs, la così detta particella di Dio? L’immagine sfocata di Robert Jhonson pronto a vendere la sua anima al diavolo, una camera d’albergo al Lorrain Motel dal quale si sente un uomo predicare (Martin Luter King) e Miley Cyrus che fluttua in una piscina a Touluca Lake. Un favoloso pastiche d’immagini apocalittiche raccontate con la solita maestria di Cave.

Have you ever heard about the Higgs Boson Blues?
I’m going down to Geneva, baby
Gonna teach it to you
Who cares? Who cares what the future brings?

Nick Cave – Higgs Boson Blues

Lucio Dalla – Lucio Dalla

Probabilmente questa è la scelta che spiazzerà di più chi mi conosce. Io ho scoperto Dalla tardi, quando ormai era già morto, ma questo non ha alcuna importanza. Ho sempre creduto, infatti, che uno degli scopi principali della creazione sia quello di far rimanere immortale l’artista. Il mio primo approccio alla musica di Dalla è stato abbastanza casuale: un mio amico, mentre guidavo, ha messo L’anno che verrà, una canzone che avevo ascoltato mille volte ma che in quell’occasione mi colpì particolarmente perché compresi finalmente le parole. Raramente una canzone mi ha segnato alla stessa maniera. La cosa che più mi ha sconvolto quando ho ascoltato per la prima volta Dalla è stata la sua capacità, anche con parole semplici, di creare delle immagini, di raccontare storie. Alcune più che canzoni sembrano dei veri e propri film. La mia traccia preferita, insieme a L’anno che verrà è Anna e Marco, poesia che evoca la magia di un incontro.

Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano
qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano

Lucio Dalla – Anna e Marco

Nina Simone – The best of Nina Simone

Il disco giusto per ogni occasione. Ho scelto questa compilation di Nina Simone tra le mille che esistono in circolazione per il semplice motivo che in questa è possibile trovare sia I put a spell on you e sia Ne me Quitte Pas, cantata con il francese un po’ insicuro della grandissima diva del Jazz. Come si fa a non amare Nina Simone, il cui repertorio va ben oltre la bellissima Feeling good? La sua voce, così intensa e a tratti imperfetta, una cosa quasi impossibile da descrivere a parole, mescolata ai ritmi Jazz da i brividi a chi l’ascolta. Bellissima la descrizione che Nick Cave fa della cantate in 20000 Days on Heart: “Before she went on, she called me to her room and she was sitting there in her chair, and she was the nastiest woman. On stage, however, her demeanor changed: through the process of this show [she] became this other thing and you could see it within the audience, how they responded to this. And til the end she was up at the front and touching people and dancing on the stage…. It was an absolutely transformative performance.”

Il faut oublier
Tout peut s’oublier
Qui s’enfuit déjà
Oublier le temps
Des malentendus
Et le temps perdu
A savoir comment

Jaques Brel – Ne Me Quitte Pas

Joni Mitchel – Blue

La prima volta che ho sentito parlare di Joni Mitchel era al liceo quando un mio professore di musica tentò, con scarso successo, di farci cantare in coro The Circle Game. Ovviamente all’epoca non ero pronta a capire, mi ci sono voluti 5 o 6 anni per tornare ad ascoltare una delle più importanti cantautrici del nostro secolo. Della Mitchel amo particolarmente questo disco anche perché mi ricorda un viaggio in treno fatto qualche anno fa. È un’opera adatta a tutti gli umori che ti conquista già dalla prima traccia: All I want. Bellissime anche California (citata anche nel libro Wild)  e River, classica canzone adatta per la depressione natalizia.

I want to be strong I want to laugh along
I want to belong to the living
Alive, alive, I want to get up and jive
I want to wreck my stockings in some juke box dive
Do you want – do you want – do you want to dance with me baby
Do you want to take a chance
On maybe finding some sweet romance with me baby
Well, come on

Joni Mitchel – All I want

Bon Iver – Bon Iver

Forse questo nome non vi dirà nulla ma appena sentirete le prime note di Perth vi chiederete dove lo avete già sentito. Semplice, Bon Iver è stato inserito in un milione di film indie americani, e chi meglio di lui? Folk e musica elettronica, un connubio particolare ma intenso e magnetico che viene accompagnato da testi ermetici. Questo per me è il tipico disco invernale, fatto di immagini che evocano dei panorami freddi. Holocene è sicuramente la mia traccia preferita, qui Justin Vernon ci parla, attraverso frasi abbastanza criptiche, della fallibilità umana e la realizzazione della propria insignificanza in un universo più grande.

Someway, baby, it’s part of me, apart from me

Bon Iver – Holocene

Kanye West – My Beautiful darked twisted fantasy

Negli ultimi anni ho scoperto l’hip pop, ma può essere un disco, anzi il disco, di Kanye West essere ridotto solo ad essere considerato solo rap? Assolutamente no! Se Kanye vi sta antipatico per il suo fare pretenzioso e soprattutto perché è il marito di Kim Kardashian, bhè, forse vi dovreste ricredere. Yeezy, il rapper con una “vision”, uno dei pochi capaci su questa terra di paragonarsi a Steve Jobs e Gesù, segna con questo concept album il suo ritorno dopo lo scandalo Taylor Swift, e lo fa in grande stile. My Beautiful darked twisted fantasy è un miscuglio che va dall’hip pop mainstream (Jay Z e Nicky Minaj) alla musica elettronica (Bon Iver), al rock (King Crimson) e pop-soul (Rihanna). Un piccolo capolavoro nel suo genere, che quando uscì fu accompagnato da un lungometraggio molto interessante da un punto di vista visuale. Le mie track preferite: Lost in the world, Runaway, POWER.

Yeah, I always find somethin’ wrong
You been puttin’ up with my shit just way too long
I’m so gifted at findin’ what I don’t like the most
So I think it’s time for us to have a toast

Kanye West – Runaway

The Smiths – The Queen is Dead

Il mio primo approccio con la band di Manchester, come tutti i figli degli anni Novanta, è stato tramite Streghe, ma da lì ne ho fatta di strada! L’autocommiserazione, l’ironia, la critica anti monarchica e il lirismo decadente di alcune canzoni scritte da Morrisey è la cosa che mi piace di più di questo disco che ormai conosco a memoria. Big mouth stikes again certe volte la sento risuonare nella mia mente e qualcosa mi dice che il mio livello di permalosità non è poi tanto lontano da quello di Morrissey. Ma There is a light that never goes out è la canzone che preferisco in questo disco pieno di perle!

Because tonight is just like any other night

That’s why you’re on your own tonight

With your triumphs and your charms

While they are in each other’s arms

The Smiths – I Know it’s Over

Se volete raccontateci i dischi che vi hanno segnato maggiormente negli ultimi anni.

Francesca

Foto tratta dai Creative Commons di Flickr 

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