foto tratta dai Creative Commons di Flickr

Quasi un anno fa il Sony Hack fece tremare le fondamenta di Hollywood. I fantomatici hacker, o meglio cracker, nordcoreani in protesta con l’uscita del film The Interview sono riusciti ad entrare negli account di posta elettronica di centinaia di dipendenti della divisione cinematografica della Sony esponendo così la casa di produzione ad un vero e proprio scandalo. Dalle email è emerso il volto più nascosto del sistema hollywoodiano dove battute razziste e ricatti sembrano all’ordine del giorno.

Ma perché, dopo tutto questo tempo si sta tornando sulla questione? La risposta è semplice: Jennyfer Lawrence. Dalle mail del Sony Hack è emerso, infatti, come sia JLaw sia Amy Adams per il film American Hustle abbiano ricevuto un compenso molto più basso rispetto alle loro co-star maschili. A distanza di quasi un anno, la Lawrence, vittima a sua volta nel 2014 di hacker che hanno pubblicato sulla rete le sue foto personali, è tornata sulla questione usando parole che dovrebbero far riflettere riguardo le effettive disparità nelle possibilità di accesso.

Il Sony Hack, infatti, non deve essere bollato come una semplice questione di gossip, [NdR per me non esistono semplici questioni di gossip, ma ci tornerò prossimamente] che crea interesse solo perché ci permette di osservare dal buco della serratura dinamiche nascoste alla maggior parte degli spettatori. Questa storia sta finendo per porci difronte ad una problematica che coinvolge tutte noi da vicino.

It’s hard for me to speak about my experience as a working woman because I can safely say my problems aren’t exactly relatable. […]When the Sony hack happened and I found out how much less I was being paid than the lucky people with dicks, I didn’t get mad at Sony. I got mad at myself. I failed as a negotiator because I gave up early. I didn’t want to keep fighting over millions of dollars that, frankly, due to two franchises, I don’t need. (I told you it wasn’t relatable, don’t hate me).

La Lawrence in una breve lettera a Lenny, newsletter curata da Lena Dunham, onestamente ammette che il punto della questione non è guadagnare di più perché lei, con due franchising cinematografici di successo (Hunger Games e X Man), non ha problemi economici. Se allora fare soldi non è una questione di vita o di morte, lo stesso vale per i suoi colleghi Christian Bale, Jeremy Renner o Bradley Cooper. I lucky people with dicks, però, a differenza di Jennifer, non hanno paura di negoziare fino all’ultimo centesimo i loro salari, non hanno paura di sembrare antipatici, non si fanno problemi ad alzare la voce. Lei si, perché? Forse questo è un problema solo suo, una sua insicurezza, ma se noi facciamo ricorso alla nostra esperienza possibile che non ci sia mai capitato qualcosa di simile? Ed ecco che la questione si fa generale.

La Lawrence fa emergere un tema centrale: la pressione alla likebilità, la paura di essere percepite come nemiche.

I’m over trying to find the “adorable” way to state my opinion and still be likable! Fuck that. I don’t think I’ve ever worked for a man in charge who spent time contemplating what angle he should use to have his voice heard. It’s just heard. Jeremy Renner, Christian Bale, and Bradley Cooper all fought and succeeded in negotiating powerful deals for themselves. If anything, I’m sure they were commended for being fierce and tactical

Perché per avere quello che ci spetta abbiamo paura di essere percepite negativamente? Siamo tutte troppo concentrate a piacere, a trovare le parole giuste, a sembrare le perfette cool girls. Forse è arrivato il momento di cambiare, forse è arrivato il momento di preoccuparsi di essere ascoltate piuttosto che semplicemente di piacere.

 Again, this might have NOTHING to do with my vagina, but I wasn’t completely wrong when another leaked Sony email revealed a producer referring to a fellow lead actress in a negotiation as a “spoiled brat.” For some reason, I just can’t picture someone saying that about a man.

Francesca

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